- News -

Stakanovisti: depressi, più che arrivisti

In una fase storica in cui il timore di perdere il lavoro o di non riuscire a guadagnare abbastanza induce molte persone a strafare per dimostrare la propria abnegazione aziendale o per inseguire mille lavori interinali, non si dovrebbero trascurare i risultati di uno studio condotto su oltre 2000 impiegati pubblici del Regno Unito di età compresa fra 35 e 55 anni, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica PLoS One. Esaminando tono dell'umore e qualità di vita di chi trascorreva mediamente in ufficio più di 11 ore al giorno, i ricercatori hanno riscontrato un tasso di sindromi depressive 2,5 volte superiore tra gli stakanovisti, volontari od obbligati, rispetto ai colleghi che si limitavano all'orario sindacale, spegnendo il computer dopo 7-8 ore per andare a dedicarsi ad altre occupazioni più o meno appaganti. Prevedibilmente, a rischiare ripercussioni psicologiche negative da superlavoro erano soprattutto i più giovani (più insicuri, stressati e desiderosi di emergere), le donne (factotum per natura, consapevoli della sfida professionale impari con l'altro sesso e spesso attanagliate dal senso di colpa per aver trascurato in parte gli obblighi familiari) e gli impiegati di più basso profilo, economicamente poco gratificati dallo stipendio modesto a fine mese. Quando, al contrario, l'estensione dell'orario di lavoro riguardava i dirigenti, meglio pagati e maggiormente in grado di autodeterminare il proprio livello di attività, l'impegno extra veniva tollerato molto meglio e il numero di episodi depressivi registrati nell'arco dei sei anni di follow-up era molto basso. Posto che lavorare è necessario e che è una fortuna avere un impiego adeguato alle proprie competenze e potenzialità, viene da chiedersi: vale proprio la pena strafare con il rischio di rimetterci la salute?

Fonte
Virtanen M, Stansfeld SA, Fuhrer R, et al. Overtime work as a predictor of major depressive episode: a 5-year follow-up of the Whitehall II Study. PLoS One 2012;7(1):e30719.