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Disagio mentale nascosto ai datori di lavoro

Disagio mentale nascosto ai datori di lavoro

La situazione è diversa da Paese a Paese e da cultura a cultura, ma lo stigma nei confronti di chi soffre di una qualche forma di disagio mentale, continua a essere presente in ogni parte del mondo, influenzando pesantemente la qualità di vita e le possibilità di inserimento sociale e lavorativo di centinaia di milioni di persone, di ogni età. Non è un'esagerazione. Se si pensa che disturbi mentali come depressione, ansia, attacchi di panico e disturbi del controllo alimentare interessano complessivamente almeno una persona su tre nell'arco della vita e che al mondo siamo circa sei miliardi, basta un calcolo molto approssimativo per avere un'idea di quanto possa essere vasto il problema.

Eppure, invece di prendere atto della notevole diffusione del disagio mentale e di affrontarlo come una qualunque altra malattia, chi ne soffre spesso continua a tenerlo nascosto e chi sta accanto a non accorgersene, a fingere di non vedere e/o a stigmatizzare. Il risultato è che, chi già sta male resta solo ad affrontare i propri problemi, finendo in molti casi con lo stare ancora peggio. Le ragioni alla base del fenomeno sono numerose, ma il meccanismo di fondo è sempre lo stesso: da un lato, chi ha un disturbo psichiatrico teme di essere giudicato e discriminato dalle persone che incontra nel quotidiano, a causa della propria malattia e tace; dall'altro, chi non ha avuto un'esperienza diretta, raramente si rende conto del problema o ne ha una sufficiente conoscenza per comprenderne le caratteristiche e considerarlo semplicemente per quello che è, ossia una malattia, come il mal di schiena o un'allergia.

Per cercare di comprendere meglio quali sono i fattori che impediscono di superare queste difficoltà di comunicazione e interazione, rispetto a un problema che potrebbe interessare chiunque, un gruppo di ricercatori del Centre for Addiction and Mental health dell'Università di Alberta (Canada) ha condotto una ricerca focalizzata sui luoghi di lavoro. Nell'indagine, 2.219 adulti professionalmente attivi, residenti in Ontario, selezionati in modo casuale dai database telefonici, sono stati intervistati telefonicamente, oppure hanno compilato un questionario on line a riguardo. Dalle risposte è emerso che, la ragione principale che trattiene dal comunicare la presenza di disagio mentale sul posto di lavoro è la paura di essere visti in modo negativo dal capo e/o dai colleghi e di esserne danneggiati professionalmente. Purtroppo, non si tratta di un timore infondato dal momento che la stessa indagine ha segnalato che chi ha un collega con un disturbo psichiatrico teme per la sicurezza e l'affidabilità professionale del collega stesso, a prescindere dalla reale interferenza del disturbo con le mansioni richieste.

Tuttavia appare evidente che, proprio la comprensione del disagio mentale e delle effettive difficoltà connesse e, un ambiente di lavoro sereno, sarebbero di enorme aiuto a chi "sta male", per vivere meglio un periodo difficile della vita e a superarlo e, a chi "sta bene" per imparare a conoscere e gestire un problema di salute che può interessare chiunque. Secondo i ricercatori canadesi la chiave per risolvere il problema sono i datori di lavoro, che dovrebbero ricevere una formazione specifica sui disturbi mentali e la loro gestione in ambito professionale e prevedere, a loro volta, eventi educativi e iniziative rivolte a migliorare l'interazione e la collaborazione tra i dipendenti.

Fonte: Dewa CS et al. Worker attitudes towards mental health problems and disclosure. Int J Occup Environ Med, 2014; 5(4):175-86

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