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Prevenire la depressione dopo l'infarto è essenziale

L'infarto miocardico, oltre a essere un evento severo sul piano fisico, rappresenta un'esperienza fortemente traumatica dal punto di vista psicologico che in molti casi lascia sequele emotive significative nelle settimane e nei mesi successivi in termini di sintomi ansiosi e depressivi, riducendo notevolmente la qualità di vita dei pazienti e rallentando il ritorno alle attività abituali. Un recente studio condotto presso l'Università di Lussemburgo sottolinea l'importanza di supportare i pazienti fin dai primi giorni dopo l'evento, non soltanto per aiutarli a comprendere meglio la natura e l'evoluzione della condizione cardiaca, ma anche per favorire una migliore elaborazione del trauma vissuto e prevenire l'insorgenza di stati ansioso-depressivi significativi. "Le persone che sopravvivono a un infarto hanno una probabilità sei volte maggiore di sviluppare depressione nei sei mesi successivi rispetto a quella media della popolazione generale", sottolinea Claus Vögele, docente di Psicologia clinica e salute dell'ateneo lussemburghese e coordinatore dello studio. "Ed è un rischio che va contrastato perché l'insorgenza di disturbi dell'umore in questi pazienti ne peggiora la prognosi, aumentando anche la probabilità di nuovi infarti e la mortalità. I risultati ottenuti nel nostro studio indicano che intervenendo precocemente, con un supporto psicologico focalizzato sull'elaborazione della paura associata all'evento, è possibile aiutare i pazienti ad avere una visione più realistica delle loro potenzialità di recupero e una maggior fiducia nel futuro, stimolandoli a reagire meglio anche dal punto di vista fisico. Per ottenere risultati ottimali, l'ideale è poter avviare l'intervento psicologico non appena il paziente è in condizioni cliniche stabili, ossia già dopo pochi giorni dall'infarto nei casi meno compromessi o comunque, possibilmente, entro le prime due settimane".

Fonte
Vögele C, Christ O, Spaderna H. Cardiac threat appraisal and depression after first myocardial infarction. Front Psychol 2012;3:1-12.