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Opzioni terapeutiche dell'agitazione psicomotoria

Una volta stabilita la natura propriamente psichiatrica dell'agitazione psicomotoria o, comunque, l'assenza di condizioni mediche urgenti sottostanti meritevoli di trattamento mirato, la tranquillizzazione rapida del paziente diventa prioritaria.

Ove il livello di agitazione e lo stato generale di consapevolezza del paziente lo consenta, il primo approccio dovrebbe essere sempre di tipo "relazionale", ossia basato sul dialogo finalizzato all'attenuazione dello stato eccitato e sulla rassicurazione. Soltanto in caso di evidente non applicabilità o di insuccesso di questa strategia, si deve passare all'intervento farmacologico, basato sull'impiego di principi attivi in grado di ridurre l'eccitazione/reattività del paziente e il rischio di comportamenti aggressivi/lesivi nei confronti di se stesso o di altre persone, senza determinare un'eccessiva sedazione.

I farmaci utilizzati a questo scopo sono principalmente antipsicotici tipici (o "di prima generazione") o atipici (o "di seconda generazione"), benzodiazepine. Lo specifico farmaco da somministrare va scelto in relazione all'efficacia, alla rapidità dell'azione tranquillizzante, alla maneggevolezza in un contesto d'emergenza e al profilo di sicurezza e tollerabilità che lo caratterizzano, tenuto conto del quadro clinico generale del paziente, dell'età e dell'eventuale abuso di sostanze.


La somministrazione di antipsicotici di prima generazione deve essere preceduta o tempestivamente seguita dall'esecuzione di un elettrocardiocardiogramma (ECG) in relazione all'interferenza di questi farmaci con l'attività cardiaca e, in particolare, all'allungamento del tratto QT. Le benzodiazepine non devono essere usate in pazienti con delirium (possibile peggioramento) non associato a intossicazione da alcol o sostanze d'abuso, alterazioni della funzionalità respiratoria (depressione respiratoria).

Se il paziente si dimostra sufficientemente collaborante, il farmaco scelto dovrebbe essere sempre somministrato in modo non invasivo, ossia per bocca o per via inalatoria, riservando la via iniettiva soltanto ai casi di agitazione psicomotoria estrema e forte resistenza ai trattamenti. In quest'ultimo caso, la modalità da preferire è l'iniezione intramuscolare.

La somministrazione del farmaco per controllare l'agitazione psicomotoria va sempre effettuata sotto controllo medico, in ambiente protetto e attrezzato per gestire possibili effetti collaterali determinati dalla terapia o altre reazioni non prevedibili del paziente. La dose di farmaco deve essere la minima sufficiente a ottenere l'effetto tranquillizzante e se, dopo la prima somministrazione, è necessario un'ulteriore intervento farmacologico, il farmaco utilizzato dovrebbe essere lo stesso.

Le condizioni del paziente devono essere periodicamente rivalutate nelle ore successive al trattamento (con frequenza e modalità legate allo specifico farmaco somministrato e al quadro clinico globale) e, su questa base, va individuata la strategia da seguire nel periodo successivo (ritorno al domicilio, periodo di osservazione, ricovero in ospedale ecc.).

Una buona gestione relazionale e farmacologica dell'agitazione psicomotoria permette di evitare l'adozione di misure di contenimento forzoso, limitando i disagi e lo stress psicoemotivo a carico sia del paziente sia del personale sanitario, nonché possibili complicanze di ordine medico e peggioramento del disturbo psichiatrico di base.

Fonti:

  • Di Sciascio G, Calò S. Servizi di emergenza psichiatrica - Protocollo minimo di riferimento nella gestione delle urgenze psichiatriche. Società Italiana di Psichiatria, 2014.
  • Mantovani C et al. Revista Brasileira de Psiquiatria, 2010;32(Suppl II):S96-S103.
  • Hankin CS et al. Journal of Psychiatric Practice, 2011;17(3):170-85.


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